venerdì, maggio 28, 2004
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Ci sto cadendo dentro con entrambe le zampine come ai bei vecchi tempi? non credo, e comunque questi uomini giovani non fanno per me, dovrei averlo capito già da un po'. Ho comprato delle scarpe improponibili, rosa con due strisce bianche e fuxia, le posso mettere solo il venerdì quando il capo non c'è, così mi sbilancio di meno. E poi. Parlo con lui, che di anni ne ha cinquanta e mi chiama collega, mi spiega un po' il senso della vita attraverso la metafora delle due germanie, poi il tram va sotto il tunnel e lui scende, ritorno con gli occhi sul mio libro, ma non riesco piu' a leggere se penso al saluto iniziale, e a quanto fossi infastidita dal dover parlare per le seguenti dieci fermate senza poter concentrarmi sul capitolo lasciato a metà. Adesso che è andato non ho piu' voglia di estraniarmi. Lo guardo che si allontana, e spero di non essere ancora così alla sua età. Un lavoro incredibilmente esaltante lontano da casa, i mille benefici ma l'ingiustizia di dover riniziare tutto daccapo ogni volta.
giovedì, maggio 27, 2004
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Eccoci sulla via di damasco, ma la folgorazione ci è arrivata dall'invito al pizzafest, da parte della rappresentanza regione campania. Hanno una intera piazza nel centro città e distribuiscono pizza gratis a chiunque si avvicini. Pizza gratis: ma non i miseri pezzi a rettangolino, proprio una pizza intera con tanto di olio extravergine, pummarola 'n coppa e mozzarella. Poi il limoncello di sorrento e il vino rosso rosso rosso. La cosa mi stupirebbe se non fossimo sotto elezioni, ma in questi giorni tutti sembrano gareggiare per ottenere il favore del pubblico. Tutto ciò si scontra un pò con la mia etica professionale, agli usi e costumi del "votami tu che ti voto anche io" non mi abituerò mai. E' da un pò che vedo solo uomini sul palco che straparlano e ringraziano, ma non dicono niente. Poi penso a quell'altro film che ho visto qualche giorno fa (sì, sembra proprio che io abbia trovato finalmente una videoteca decente) the piano teacher, e a come avrei voluto essere una delle lentiggini sul viso di isabelle huppert per guardare tutti da dietro il pianoforte, per vedere la commozione e gli sguardi ammirati del pubblico verso di lei, assolutamente incapace di comunicare anche con un semplice gesto, ma che poi riesce a colpire dritta al centro senza nemmeno saperlo.
mercoledì, maggio 26, 2004
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e poi ho queste sei pagine da tradurre dal francese. sono sulla mia scrivania da almeno un paio d'ore e tra poco dovro' dedicarmici visto che ho finito le cose da fare per temporeggiare. e' che ieri ho visto questo film, all the real girls che parla di questo ragazzo e di questa ragazza e di un paesaggio pieno di foreste e di fabbriche e di lavori inutili e ripetitivi, se poi quei lavori ci sono, perchè il piu' delle volte i protagonisti non hanno nulla di specifico da fare, se ne vanno in giro, parlano sul letto e si buttano fra le coperte e i cuscini in pieno giorno. dicono le cose che tutti hanno ripetuto almeno un milione di volte, ma per loro sembrano parole speciali, come quando le dici per la millesima volta, ma vista la persona che hai davanti, ti sembra di non averle mai pronunciate prima. e' cosi' che (forse) scopri che il significato di quello che dici non e' in te, ma dall'altra parte.
martedì, maggio 25, 2004
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appena arrivate al bed & breakfast il gestore ha tenuto a sottolineare: ragazze...mi raccomando non mangiate la torta e non bevete il te, per il resto ricordatevi di aprire sempre le finestre se fumate in camera ok? buon divertimento. adesso chi glielo dice che siamo venute qui principalmente per vedere il rijksmuseum? amsterdam è come non te la aspetti, piccola piccola, da girare a piedi o in bici, con mille ponti, ma troppo romantica per abbandonarti ai tramonti fra i canali se si è in tre. e soprattutto se si è scoppiate. ho scoperto finalmente la città che mi avrebbe dovuto consigliare il famoso test su matchdotcom, orde di vichinghi biondi pronti ad accogliere il mio spirito festaiolo. per il resto un leggero senso di disgusto mi ha colta all'uscita del museo di annafrank, nella sala finale era stata allestita una specie di sala-cinema dove ogni visitatore poteva sedersi, vedere i filmati e infine votare se l'esempio trasmesso appartenesse al folder della libertà di espressione o dovesse in qualche modo essere punito. la cosa che ho trovato schifosa e raccapricciante è stato il bieco sfruttamento dei sentimenti della povera anna a vantaggio della causa israeliana. bleah. bleah esattamente allo stesso modo della croce celtica sulla sua statua.
lunedì, maggio 24, 2004
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Ne parlavo già in carne e ossa con lei, nella prima serata che ci ha visto protagoniste. Si cercava di farle capire il perchè sia meglio trovarsi un uomo più stupido e intellettualmente più carente. E la mia teoria le era piaciuta, pensavo di averla quasi convinta. Ora devo proprio dare il buon esempio, trascinata dal fascino del palcoscenico ecco che scelgo quello lì, quello con la chitarra acustica e i capelli giallo-post-it. Certo che a giudicare dal luogo da lui proposto per il primo appuntamento dovevo immaginarlo: discotecone per adolescenti tecnomani. Nel corso della serata se ne viene fuori con le seguenti affermazioni: 1) Ah quindi vivi a Bologna, ma è il nome della città o dello stato? (???) 2) Mah sì, sono abbastanza religioso, il posto da cui provengo si chiama BIBLE BELT 3) Ah bella amsterdam, no, non sono stato nei musei, sai se studi legge non è che hai molta voglia di metterti a fare arte 4) prima di studiare legge mi sono laureato in matematica (ma le lauree te le danno con i punti delle pringles?). 5) Quando sono a casa ascolto musica rap, principalmente miss elliott. Poi si è messo a cantare e mi sono dimenticata tutto.
mercoledì, maggio 19, 2004
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Se un polacco, per qualche strana ragione, dovesse mai invitarvi a cena, declinate. O potreste trovarvi costretti ad ingoiare pezzi di arancia calda avvolti in foglie di cavolo. Il tutto circondato da riso semicrudo e succo di mela. Era una trappola, in fondo voleva solo la mia firma sulla piantina dell'europa appesa in camera. La guardo per dieci minuti indecisa se scrivere all'altezza della città d'origine o di quella d'adozione, poi prendo la penna e di firme ne faccio due. Sotto la prima, tra parentesi, ci scrivo la parola estate, così se mi deve pensare in qualche luogo sa dove farlo in base alla stagione. Sotto l'altra città serve qualcosa di piu' preciso, ma lo spazio è poco. Guardo la spagna, ha una freccia all'altezza di leon, a caratteri cubitali la parola fiesta invade anche mezzo portogallo. Lascio perdere.
martedì, maggio 18, 2004
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Stephan mi guarda da dietro la montatura anni 70 e proprio non capisce. Oh hai visto che coincidenza? Ogni volta che usciamo c'e' sempre lo stesso tizio che suona. Un segno del destino. Mhhh. Si' veramente una coincidenza. Veramente un segno del destino. E chi gliele spiega adesso le mie ferme convinzioni sul libero arbitrio? Volevo anche io la mia marie la salle, adesso ce l'ho e mi sento rassicurata.
lunedì, maggio 17, 2004
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Non si trattava di lucciole per lanterne, ma quasi. E' che nel dormiveglia una lampadina puo' essere scambiata per la luce dell'alba, se non sei abituata alla lampadina e nemmeno all'alba. Soprattutto se la sera prima hai dimenticato l'interruttore acceso. Non ho trovato altra soluzione, dovevo per forza addormentarmi con l'immagine della stanza davanti agli occhi, questo per evitare che il suo posto venisse preso dalla camicia bianca aperta e dalla maglietta nera sotto, l'unica visione forte della serata. Che poi non era la camicia in se' e nemmeno la maglietta nera, e' un po' il tutto: la somiglianza di fondo con una persona del passato, la presenza sul palco, la chitarra acustica, l'accento americano (che in altre occasioni odio), e le canzoni che normalmente rappresentano un repertorio piuttosto comune, ma in certi casi (solo quando voglio) sono una incredibile coincidenza.
mercoledì, maggio 12, 2004
venerdì, maggio 07, 2004
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perchè oggi il mio blog è vuoto?
non mi resta che compiere il volo verso il basso, come l'uomo nel nido. oggi è il suo ultimo giorno.
martedì, maggio 04, 2004
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penso che the butterfly effect sia il film piu' brutto della storia del cinema. E' che qualche volta ho proprio voglia di andare al cinema da sola, allora vado a vedere quei film orrendi, che so gia' che saranno tali, ma qualche speranza ancora rimane, per lo meno non ho responsabilita' verso altri. quasi arrivata a destinazione ho dato uno sguardo verso l'alto e un nido enorme pendeva da un palazzo a vetro di una decina di piani. quando dico enorme vuol dire enorme. E c'era anche una persona dentro e da un registratore provenivano le voci degli uccellini. Non so perche', ma la prima cosa che mi e' venuta in mente e' stata che fosse un nuovo modo per pulire i vetri in allegria, ma era solo dovuto alla pazzia di un artista, se ne restera' li appeso per almeno una settimana ad osservare. Non so bene perche', ma mi ha fatto tenerezza. Forse perche' sembro io.
domenica, maggio 02, 2004
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Oggi é un tipico giorno di quiete dopo la tempesta (ormonale?). Tempesta di ogni cosa allo stesso istante. Voglia di essere qui e da nessuna altra parte. Voglia di appartenenza a quell'unica cosa che ci accomuna, per ora solo confini commerciali. Voglia di entrarci veramente in quei palazzi luccicanti, non solo come turista. Voglia di condividere tutto questo con chi conta solo per me, ma allo stesso tempo voglia di stare in mezzo a tutti questi sconosciuti che mi sorridono festanti. Perché ieri eravamo tutti li, tutti allo stesso momento a vivere qualcosa che si ricorderà, qualcosa da raccontare ai nipoti, se mai ne avro', qualcosa da sentire, perché raccontarlo é troppo difficile.