second sight
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sabato, novembre 29, 2003
» Uomini che tornano troppo. E altri che non tornano mai. Da un sondaggio effettuato tra due blogger, ok due blogger sembrano poche, ma sono veramente due con le palle, ne è risultato che gli appartenenti alla categoria codardi-bastardi-uomini lasciano e poi si pentono dopo poco. Inviano, in seguito, lettere dal perù, messaggi veri e subliminali di continuo fino ad occupare l'intera memoria del cellulare ed impedire la lettura di altri messaggi ben più importanti. Tutto ciò nel nome dei bei vecchi tempi. Ma cosa è rimasto di bello? C'era qualcosa, ma ciò che è successo dopo lo ha cancellato. E' così difficile da capire che se c'è qualcosa da recuperare va fatto subito? Che senso ha aspettare dei mesi per poi rifarsi vivo? Si vede che gli è proprio estranea la teoria del chiodo scaccia chiodo.
giovedì, novembre 27, 2003
» Nel solito locale, in serate diverse, incontri due ragazzi carini. Uno biondo e uno moro. Con lo stesso nome. Stesso colore degli occhi. Stessa nazionalità. Stesso accento. Stessi studi. Stesso stessissimo lavoro. Uno ti ha incredibilmente colpito a prima vista. Entrambi ti chiedono il numero di telefono. Chi dei due poi ti chiama? Dovevo capirlo dalla compagnia telefonica.
mercoledì, novembre 26, 2003
» All good things...must come to an end. Questo post contiene scabrose rivelazioni di inizio millennio e onde evitare insulti e odi reconditi, vi consiglio di abbandonare il tutto prima che sia troppo tardi. Erano ormai tre giorni che giravo con le ultime due puntate di Dawson's Creek nella borsa. Ebbene non ce l'ho fatta ad aspettare il 20 dicembre, ieri notte dalle 2 alle 3 ho compiuto l'opera. Anni e anni di fedeltà televisiva, addirittura dall'estero, con puntate sottotitolate nelle lingue più astruse sfumate così in una notte di novembre (appiccicosa, umida e insonne). Comunque arriva un momento nella vita di uno sceneggiatore in cui non ci si può più ispirare alla realtà, d'altra parte che fiction sarebbe?Vi spiattello subito tutto senza ulteriori torture: Jen muore per un cedimento cardiaco incurabile e intrapiantabile sopraggiunto durante la gravidanza, infatti conosce uno che la mette incinta e fugge. Lei alleva il bambino, anzi la bambina Amy con la nonna e Jack che fa da padrino, poi quando sa che dovrà morire le registra una bella videocassetta con l'aiuto di Dawson, ormai affermato regista, per farle capire quanto l'ha amata. Intanto Joey fa la mezza avvocatessa e convive con uno sconosciuto che poi decide di lasciare mentre torna a Cape Side prendendo due piccioni con una fava: il matrimonio della madre di Dawson e il funerale di Jen. Mentre tutti piangono sulla bara della povera Jen, Joey e Pacey si imboscano nella cucina dell'unico locale del luogo ora gestito da Pacey e lì dopo qualche schermaglia si giurano eterno amore. Allo stesso tempo anche Dawson decide che la sua vita di mega produttore esecutivo-sceneggiatore di soap ( chiamata The Creek con protagonisti uguali a joey e daw ma se è possibile ancora più scemi) a Hollywood non ha senso e si dichiara con Joey. I due dormono assieme come ai bei vecchi tempi, e come allora non combinano una cippa. Amy, la figlia di Jen, viene affidata a Jack, ormai diventato insegnante,che così realizza il suo sogno di essere padre e va a vivere nientepopodimenochè con il fratello di Pacey, sì, proprio il poliziotto, che finalmente decide che l'ora sia giusta per dichiarare a cape side i suoi gusti sessual-amorosi. La puntata si chiude con un bel siparietto: Joey e Pacey,che vivono assieme, guardano l'ultima puntata di The Creek dove la protagonista entra dalla finestra nella casa dell'amico, pronuncia le parole della sigla (...i don't wanna wait for my life to be over, i wanna know right now how it will be) e scatta il bacio. Insieme e in lacrime di commozione decidono di telefonare a Dawson a Los Angeles, gli fanno i complimenti e lui ringrazia e comunica ai due di avere un appuntamento con Spielberg.
lunedì, novembre 24, 2003
» Questo post, per come era stato pensato già da qualche giorno, doveva essere un noiosissimo riassunto del diritto di satira così inteso dalle latitanti leggi del nostro strano paese. Doveva essere qualcosa di noioso e di utile, comunque strettamente giuridico, per chiarificarmi le idee (chè finchè le cose non le vedo scritte non le riordino mai dalla mia testolina) e per aiutare qualche esterno ai lavori a capirci qualcosa. Dicevo, quindi, noioso e utile. D'altra parte qualcuno dovrà pur farlo questo mestieraccio di tradurre la serie di articoli e sentenze traboccanti di avvocatese e finchè parlamenti e ministeri saranno pieni di azzeccagarbugli il mio lavoro non verrà mai meno. Sarebbe stato pure così se ieri non fossi riuscita a sgattaiolare all'interno di uno dei 23 teatri sparsi per la penisola in collegamento con l'ex raiot, ma come faccio ora a scrivere di questo argomento? Sono troppo coinvolta, il ruolo di super partes non fa per me, più di due ore a chiedermi chi mai ci abbia domati e come ci siano riusciti fino ad ora. Si doveva parlare di giustizia e poi l'argomento non è stato toccato. Si è pensato all'ingiustizia , invece, e al sociologico piacere di vederci uniti contro il nemico comune, a ridere e a commuoverci a volte. La storia siamo noi, sono entrata indignata e uscita in pace. Sarà pesante, ingiusto, discutibile. Sarà tutto inutile forse, in fondo per i giornali la giornata di ieri non è proprio esistita. Forse oggi non vale più niente, ma ieri è stato magico.
venerdì, novembre 21, 2003
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Is that your final ant, sir? Colgo la palla al balzo di ink per trattare un argomento assai diffuso: la storpiatura di alcuni testi di canzoni più o meno famose. A tutti è capitato di cantare con convinzione un refrain a voce alta per poi venire corretti e dover considerare il fatto che tutte le certezze alle quali eravamo saldamente ancorati si stavano lentamente dissolvendo. Ricordo ancora la mia compagna di banco al liceo mentre si scioglie in un pianto disperato alla scoperta che la canzone one degli U2 non diceva love in september, ma love is a temple, non adattandosi più alla sua storia d'amore appena nata proprio nel fatidico mese. Rivelazione premonitrice di rottura? Restando in tema U2 più macabra la frase widow without you che denota la natura vendicativa della relazione. Da un articolo del Globe apprendo che si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso anche fra i madrelingua, a testimonianza riporto un paio di versi dell'inno nazionale canadese che recita così: our home and native land storpiata dal piccolo vicino di casa dell'autore dell'articolo in our old man ate his lamb. D'ora in poi non preoccupiamoci più di tanto delle conseguenze psicologicamente nefaste delle nostre improvvisazioni musicali, il fenomeno infatti sarebbe stato classificato anche dall' Oxford English Dictionary con il nome di  mondegreen comparso per la prima volta negli anni 50. La denominazione del fenomeno proviene da una filastrocca scozzese storpiata sui libri di testo da tale Sylvia Wright: Ye Highlands and Ye Lowlands / O where hae ye been? / They hae slain the Earl of Moray, / and Lady Mondergreen. (corr. and hae laid him on the green)

giovedì, novembre 20, 2003
» Arriva un momento nella vita di una giovane donna, in cui non si possono più allontanare le incombenze. Ho vissuto qualcosa come un quarto di secolo senza, o solamente con esperimenti e abbozzi fatti in tutta fretta. Quando una formattazione elimina le mie incertezze. Può una devastazione stimolare la creatività? Dare nuove risposte? Ricostruire da dove non si era mai partiti? Capirei un suggerimento, ma come è possibile che non mi fossi resa conto, in tutti questi anni, dove mi stessi chiaramente dirigendo? Vi consiglio l'esperienza in sè, stimolante e definitiva. Se non sapete chi siete, se brancolate nel buio, se lasciate che i giorni vi scorrano addosso senza la forza di assumere una posizione precisa, se non riuscite a decidere che strada prendere al bivio, tutto ciò fa per voi. Ho scoperto me stessa compilando un curriculum.
domenica, novembre 16, 2003
» "Questa follia così leggera, / pesa come una montagna / verso sera." V. Lamarque
sabato, novembre 15, 2003
» Walter homo novus. Cosa hanno in comune il vincitore dell'isola dei famosi e il celeberrimo condottiero romano? In questo post stile vite parallele tenterò di evidenziare le numerose affinità. Entrabi di umili origini, entrambi provenienti da un tipo di vita defilata in confronto al jet-set delle rispettive epoche, si trovano subito a fare i conti con una realtà che, visti il carattere e la prestanza fisica dei due, gli spalanca le porte della carriera pubblica. Condottiero uno, culturista l'altro, riescono entrambi a raggiungere le più alte cariche. Dall'irpinia con furore, Caio Mario raggiunge per ben sette volte la carica più alta della magistratura: il consolato, l'altro, non da meno, partendo da uno sperduto paesino della Liguria noto per la sua focaccia, stende tutti gli avversari e si accaparra la fascia di mister mondo. Nonostante le carriere ormai avviate verso il successo, non si montano la testa e riconoscono l'importanza delle proprie origini popolari. Entrambi scendono in piazza: Mario sostiene ufficialmente i populares quando si candida a tribuno della plebe criticando aspramente il senato, Walter dal canto suo, non volendo essere da meno, gira di piazza in piazza, di via in via, decretando il successo della sua grande fatica, Colpo di fulmine, attraverso la quale stabilisce un contatto diretto con la popolazione italica. Infine le loro imprese più memorabili. Mario, contro ogni regola, viene eletto console per fronteggiare l'invasione dei cimbri, e grazie ad un devoto sostegno popolare, vince la guerra e consolida la vittoria morale del popolo sulla nobiltà patrizia romana(il senato). Walter, contro ogni regola, viene nominato concorrente in quattro e quattr'otto e spedito sull'isola per fronteggiare lo strapotere di Pappalardo, e grazie ad un devoto sostegno popolare, vince il programma, si compra la casa, e consolida la vittoria morale del popolo sulla nobiltà patrizia romana (giada).
venerdì, novembre 14, 2003
» E' da poco che frequento una ragazza conosciuta all'università. Non ci conosciamo bene, però abbiamo un sacco di interessi in comune e per varie ragioni ci vediamo tutti i giorni. Qualche sera fa eravamo in un notolocale-del-centro e un suo amico ci ferma, parla un pò con lei e poi le chiede accennando a me " Ma questa ragazza chi è? La tua migliore amica? Vi vedo sempre assieme." La risposta mi ha un pò sconvolta, perchè lei ha confermato la sua ipotesi. Ora, non che mi dispiaccia che lei mi consideri la sua migliore amica, visto che è la persona che in questo periodo frequento maggiormente, è una tipa in gamba, un pò fuori dalle righe, è una che nel video di Frankie hi nrg ci vede la citazione di Bunuel e non delle Vibrazioni come ti senti ripetere 50 volte al giorno. Anzi adesso che ci penso questo potrebbe essere un test  di pre-frequentazione.Comunque dicevo che la cosa mi ha sconvolta, io non avevo nemmeno lontanamente considerato il fatto che lei potesse essere la mia migliore amica. I miei migliori amici sono quelli che conosco da una vita, che magari vedo poco ma bene, che non appartengono a un momento, ma ad un periodo molto molto lungo. Io tengo a questa ragazza, è simpatica, fa ridere, ti può tradurre un papiro dal greco sull'unghia, ma sa anche trovare il modo per farsi offrire un martini dal barista alle 4 del mattino. Polivalente e polifunzionale. Quindi sono io che ho il cuore di pietra? Sarei scappata in quello stesso istante, nopn so perchè. E' come se un ragazzo col quale esci non ufficialmente da un mesetto ti presentasse agli amici come sua nuova fidanzata. Forse ho un problema con i legami stabili.
mercoledì, novembre 12, 2003
» No man is an island. Torno dalle terre di mezzo con una conoscenza in più: Carlo, il principe, sarebbe gay. Sarebbe perchè il testimone che lo ha beccato in flagrante non appare attendibile ai più non possedendo il grado adeguato per recarsi nelle stanze proibite. Poverino il principe, è nato con sangue blù e non può permettersi di svegliarsi una mattina con strane voglie e soddisfarle con un altro adulto consenziente. A pensarci bene nemmeno io potrei. Sarebbe un vero casino, non a livello mediatico, ma senza dubbio, almeno per un certo periodo di tempo, ciò mi renderebbe la vita impossibile. Figuriamoci i miei genitori di matrice cattolico-integralista-leggermente-illuminata-dai-pargoli, non oso pensare alla faccia della mia prof di italiano delle medie, ad un incontro fortuito con il mio dentista, ad una pizza di classe. La lingua biforcuta delle comari di paese si accanirebbe su di me. Per fortuna non devo fare outing, fino a prova contraria mi piacciono gli uomini, altrimenti la mia vita sarebbe un regale inferno.
» Me ne vergogno, ma ho visto matrix 3. E' saltato fuori uno strano connubio fra balle spaziali, l'ultima tentazione di cristo e fantaghirò.
mercoledì, novembre 05, 2003
» Questo post è ispirato da un commento di fio alla precedente rima. La positività è negativa, fa perdere contatti e commenti. La positività è noiosa, perchè mai dovrei leggere un post di qualcuno felice? Mi basta la mia di felicità. Se invece sono triste ho bisogno di qualcuno che lo sia più di me per sentirmi subito meglio. Ho bisogno di qualche anima in pena, di qualche depresso cronico, qualcuno più malinconico di quanto lo sia io in quel momento. Qualcuno che non esca la sera, o meglio che esca e si annoi. Che non sopporti i suoi amici, che a volte tutto gli dia sui nervi. Che non sappia usare bene i congiuntivi, e nemmeno il passato remoto. Sono cose confortanti nella vita di una giovane donna. Poi, chiaro, passato il momento di sconforto torno ai grammaticamente corretti.
martedì, novembre 04, 2003
» "Credevo non mi amasse/ perchè è vietato./ Forse invece non mi ama/ perchè non è innamorato." V.Lamarque
lunedì, novembre 03, 2003
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Ci sono momenti in cui tutti ci sentiamo in trappola. Ad esempio capita quando sistemi la frequenza di una radio su una stazione sconosciuta perchè stanno passando una canzone che ti ricorda i bei vecchi tempi, poi ti chiudi nel box doccia e proprio mentre sei insaponata dalla testa ai piedi e con perfino il balsamo e la crema lisciante sui capelli, cambiano la bobina e ti costringono a sorbirti 15 minuti di musica trash anni 60 e per di più italiana senza che tu possa cambiare stazione, pena la folgorazione. Parlando di trappole l'esempio appena riportato risulta essere uno dei casi migliori. Le trappole peggiori infatti sono quelle umane. Recentemente mi sono trovata a dover compiere una scelta determinante: fare o non fare una telefonata estremamente pericolosa? Caso B: non farla equivarrebbe a mantenere lo status quo, lascio calme le acque e allontano le tentazioni troppo pericolose per la mia situazione attuale. Caso A: farla comporterebbe un cedimento strutturale di larga portata, il certo per l’incerto. Questa è la cosiddetta trappola umana. Alla fine quanto è facile prendere una decisione lavorativa? E’ solo la carriera ad essere messa in gioco. Ma quando sono gli individui ad essere messi in mezzo la cosa si complica. Chi mi dice che l’uomo di oggi è meglio di quello di domani?